Era un sabato sette anni fa’...
Era un sabato sette anni fa’. Non un lunedì. Sembra quasi che tu abbia scelto un fine settimana per arrecarci il meno disturbo possibile. Quante volte nella tua vita ti ho sentito dire che volevi andartene così. In fretta. Ed in punta di piedi. Sette anni e sembra ieri. Proprio vero che il tempo è relativo. Dalla notte dei tempi l’uomo si chiede se continuate a vedere noi ed il nostro quotidiano disseminato di affanni, gioie, stress, felicità e piccole miserie. A volte cammino per strada e mi sembra di vederti ferma vicino al panificio, al supermercato con indosso uno dei tuoi tailleur. Spesso mi mancano i tuoi consigli, spesso mi mancano i tuoi “non mollare”. Ma la vita è così. Si nasce, si vive, si muore. E prima di esser qui, non so, forse eravamo soli forse no ma, comunque, il transito sia per arrivar qui che per andarcene lo facciamo da soli. E penso che una volta che tu hai capito che era l’ora della partenza come tutti hai opposto quella tipica resistenza che hanno tutte le persone quando devono affrontare l’ignoto ma già un attimo dopo eri più preoccupata per noi, adulti ma, per te, rimasti sempre i bimbi che hai visto crescere ed affrontare la vita che tu avresti voluto fosse la migliore di questo mondo. Ho il cuore pesante, Lucia. Sono cambiate tante cose da quando tu sei partita. La mia vita è cambiata. Sono cambiato io. Poche cose, fili sottili seppur tenaci mi legano quaggiù. Quando sarà il momento sarebbe bello che fossi tu a darmi il benvenuto. Ciao Mamma. A quando sarà...
"Sai..." mi disse Markus, "Noi abbiamo questa condanna...". "Che tipo di condanna?" chiesi io tra il divertito e lo scanzonato. "Ridi... ridi" esclamò con quel mezzo sorriso che non lasciava presagire nulla di buono. E aggiunse: "Ti accorgerai nel tempo... Io, tu e chissà quant'altri non veniamo creduti sia nelle cose di tutti giorni e sia quando abbiamo la capacità di intravedere che qualcosa andrà male... Siamo come Cassandra...". "Si ma cosa intendi per le cose di tutti i giorni?" replicai. "Per le cose di tutti i giorni" continuò "intendo le cose di tutti i giorni... ti innamorerai e non verrai creduto e se verrai creduto non crederanno che riuscirai a continuare ad amare... dobbiamo sempre conquistarci la fiducia che ad altri è facilmente accordata e così via...". Rimasi un attimo sorpreso e cercai di far memoria. Aveva ragione. Nella mia vita, più di una volta, ripensandoci bene, ogni volta avevo dovuto fare salti mortali per farmi credere e per farmi accettare. Chiesi a Markus: "E quindi?" e lui rispose "Non esiste un quindi e fattene una ragione... non verremo mai creduti e saremo sempre giudicati, analizzati, non potremo mai sbagliare... Gli altri non capiscono che anche noi soffriamo, che abbiamo una sensibilità, che abbiamo bisogno di conferme, abbiamo bisogno di sentirci amati... Ma così non sarà... ti ripeto... fattene una ragione". Sono passati circa venti anni ma mai come oggi le sue parole mi risuonano in testa e mai come oggi penso che ciò che mi disse aveva un non so ché di profetico... Anch'io più di una volta gli dissi che non credevo a ciò che mi diceva e lui rispose con le stesse parole che mi ritrovai, in seguito, a pronunciare e che sono: " Perché devi pensare che non ti dico la verità?"
[About Markus - AA. VV. - 1988]
Il karma... Quante volte Markus sentì questa parola. Ancor prima di intraprendere il suo viaggio spirituale che l'avrebbe portato a buttar via la stampella della religione per affidarsi ad una concezione, ben più alta, dove il solo tramite verso l'Uno cosmico non è un altro uomo bensì il proprio cuore. Si trovò a sperimentare ben presto la legge del karma, implacabile ma giusta e come tutte le leggi difficile da accettare quando non ci favorisce. Me lo ricordo bambino di salute cagionevole (non più di tanti altri ma più di alcuni altri) con dei concetti abbastanza lontani da quelli dei suoi coetanei ma più vicini a quelli di un piccolo adulto (ora l'avrebbero definito, forse, un bambino "indaco"). Con la sua fissa per la tecnologia, con la passione dell'elettronica e della programmazione (che potè mettere in pratica quando le prime calcolatrici integrarono - a basso costo - un linguaggio simile alla RPN). Penso che solo la madre fosse orgogliosa dei suoi risultati. Il padre mi era sempre sembrato distante e menefreghista. E forse invidioso delle capacità di un figlio dalla memoria prodigiosa e capace di mettere in crisi grazie alla proprietà di linguaggio interlocutori ben più grandi di lui. Mi tornano in mente i suoi difficili rapporti con le donne che penso tuttora adori ma che sono così distanti da lui a causa della tendenza delle donne stesse a voler comunicare con un lingua che è fatta di molte cose non dette, di silenzi rumorosi, di no che a volte sono veramente dei no e a volte sono dei sì. Non so se si è mai veramente innamorato o forse lo è sempre stato di qualcuna e della vita. Markus è partito. Non ha detto dove. Non so perché ma penso che stavolta non tornerà. Non lascia che pochi amici, lascia un grande vuoto nella vita di alcuni ed alcune sia che fossero amici (ed il motivo è ovvio) o che non lo stimassero affatto. Ma penso che a lui non importi granché di chi non lo ha mai potuto sopportare perché nel bene e nel male non hai mai tradito, non ha mai voluto andare oltre le regole dell'amicizia e del buon senso. E anche i suoi "nemici" hanno sempre dovuto riconoscerlo. Perché ne scrivo? Perche è l'unica persona che sarei voluto essere se non fossi ciò che sono. E mi piacerebbe che qualcuno che mi conosce, su internet o tramite qualsiasi altro mezzo, mi esternasse ciò che ho appena scritto. Sarebbe il più bel complimento che mi si potrebbe fare...
Cosa ne sai tu. Cosa ne sai tu di come si vive, di come si muore. Di come si passano i giorni cercando pur senza volerlo di dare un senso alla propria vita e contemporaneamente cercare in tutte le cose il modo per sprofondare nell'oblio. Cosa pensi di sapere? Cosa pensi che possa portare una persona a domandarsi per quale fottuto motivo si è in questa valle di lacrime che prima ti sembrava e forse era un paradiso. Ma appare logico ed è insito nell'uomo il rifuggere il dolore e cercare di sentirsi vivo e di dire al mondo "eccomi, sono qui, e che cazzo, esisto!". E dimenticare gli altri. Che possano morire, questo mondo è dei forti, dei furbi, dei subdoli e di tutti coloro che hanno capito come si sta al mondo. E poi ognuno ha le sue priorità, la propria carriera, i propri impegni ed il tutto riassumibile in "mors tua vita mea" dimenticando però che banalmente e senza riguardo per nessuno "mors omnia solvit". Quante volte sei nato e morto e rinato ma, soprattutto, sei vivo? Cosa ti aspetti dalla vita? Freud affermava: "Ricordiamo il vecchio adagio: si vis pacem, para bellum: se vuoi il mantenimento della pace sii sempre disposto alla guerra. Sarebbe ora di modificare questo adagio e di dire: si vis vitam, para mortem: se vuoi sopportare la vita, impara ad accettare la morte.". E chi, da tempo, ha già accettato la Morte perché, spesso, continua a non sopportare la vita?
Si muore lentamente. Si vive di fretta. Prima i ricordi potevano pure permettersi di sbiadire assieme a foto in bianco e nero o a colori. Ma l'uomo con la sua ossessione di ricordare (ma di non imparare dai propri sbagli) ha voluto far sì che i ricordi non possano diventare evanescenti. E ora le immagini sono suddivise in pixel, memorizzate in cd, dvd, hard-disk e pronte ad essere riviste senza che il tempo possa aver fatto loro quello che riusciva a fare alle foto. Che erano più a misura d'uomo. E un immagine che non sbiadisce ti da l'illusione che il tempo si sia fermato e rinnova sia le gioie sia i dolori con la stessa intensità di quando è stata carpita da quell'istante del continuum spazio-temporale che non tornerà più. Ecco perché ho sempre detestato le foto ed ora detesto i pixel. I pixel più delle foto. Ed è per lo stesso motivo che ho affidato i miei istanti a poche foto ed a poche immagini digitali. Io sbiadirò come le foto su carta e le poche immagini digitali mi ricorderanno a colori vivi. Una specie di immortalità. Digitale.
Si sente parlare spesso, da un po', delle profezie di varie religioni sulla fine del mondo questa volta datata per il 2012. Partendo dal presupposto che le religioni dicono dicono ma poi... Una tesi plausibile potrebbe essere quella riferita al passaggio di un asteroide e conseguenti alterazioni (penso minime anche se non conosco con certezza la massa del planetoide e, oltre tutto, quello "pericoloso", Apophis, passerà nel 2029 e nel 2036). Colpisce il fatto che Rockefeller e Gates stiano portando avanti un progetto: il Svalbard Global Seed Vault. In due parole: qualcuno sta conservando tutte le varietà conosciute di semi all'interno di una struttura a prova di guerra nucleare, diluvi universali e sconvolgimenti apocalittici. Ci si chiede il perché e le risposte possono essere all'incirca tre:Visto che oggi è l’otto dicembre affrontiamo il discorso sulla cosidetta Immacolata concezione. Molti, sia tra cattolici che atei, confondono il concepimento di Maria con quello di Gesù ed infatti come riporta Wikipedia:
Confusione tra concepimento di Maria Santissima e concepimento di Gesù
Molti, per un equivoco originato dall'espressione «Immacolata Concezione», ritengono che l'espressione si riferisca al fatto che Maria abbia concepito suo figlio Gesù senza avere avuto rapporti con un uomo, cioè in maniera miracolosa. In altre parole, che l'abbia concepito senza commettere peccato, rimanendo immacolata. Si tratta di un errore, dato che il dogma si riferisce al concepimento di Maria e non a quello di Gesù.
Inoltre:
Confusione col dogma della verginità di Maria Santissima
Da altri, infine, il dogma della immacolata concezione viene confuso con un altro dogma insegnato dalla Chiesa, che afferma che la Madre del Redentore, dopo aver concepito suo figlio è rimasta sempre vergine, prima, durante e dopo il parto. Questo miracolo di Dio, non ha nulla in comune con l'Immacolata Concezione, la quale riguarda solo la nascita di Maria e, si ripete, concerne unicamente la sua immunità dal peccato originale grazie alla divina protezione di Dio, che ha ricevuto fin dall'inizio della sua esistenza.
Come potete vedere i due dogmi fanno a cazzotti l’uno con l’altro e spesso vengono fusi (da chi è poco informato) in un unico dogma per avere una briciola di logicità. Ricapitoliamo:
In pratica c’è tutto un mondo (quello cattocristiano) che crede che così sia successo. Io penso non sia andata così e chiunque abbia un minimo di logica dovrebbe pensare che mancano poco più di due anni alla fine del primo decennio del secondo millennio (datazione imposta da una comunione di fedeli, cioè una chiesa grazie al potere temporale della medesima) ed ancora stiamo parlando di cose che se le andassimo a dire ad una razza più evoluta della media della nostra ci riderebbe in faccia e ci direbbe: “Invece di perdere tempo in queste cose e di spendere soldi per mantenere una struttura del genere sempre pronta a negare il progresso (che la sconfesserebbe) e a tenere la gente nella paura di un ipotetico inferno o nell’attesa di un paradiso (postumo ovviamente) perché costoro non si mettono a lavorare, a produrre, a pagare le tasse e i soldi che hanno già nelle loro banche non lo danno per la ricerca? Sareste allora quasi al nostro livello…”
